Il flauto dritto, di canna, a bocca zeppata, è tra gli strumenti più diffusi in Sicilia, in passato ma anche nel presente. La denominazione dialettale di questo strumento nell’area del Messinese è friscalettu, frautu o fischiettu.
Nel ripercorrere le principali vicende musicali che l’hanno visto protagonista, c’è da evidenziare come il flauto sia riuscito ad adattarsi piuttosto agevolmente ai nuovi organici musicali. Già a partire dagli anni Venti del Novecento è stato introdotto nei tanti complessi folkloristici che lo elessero a strumento virtuosistico per eccellenza, come elemento tipico della musica popolare, affiancandolo oltre che al tamburello, alla chitarra, allo scacciapensieri e alla fisarmonica. Nonostante i nuovi ruoli attribuitigli, il flauto di canna non smette di conservare i caratteri peculiari di strumento pastorale, come si riscontra nelle modalità costruttive e nella pratica musicale che continuano a trasmettersi anche oggi con il tipico apprendimento per imitazione. «Le “orchestrine artigiane”, (chitarra, mandolino, violino, organetto, fisarmonica, clarinetto), insieme ai complessi bandistici, hanno contribuito a diffondere un vastissimo repertorio vocale e strumentale di matrice culta: dalle romanze alle arie, dalle tarantelle di impianto rigidamente tonale, ritmo in 6/8 e forma AB o ABC, alle danze di ampia circolazione internazionale come il valzer, la mazurca, la quadriglia, la polka e lo scottish. Questo repertorio, che già nell’Ottocento era ampiamente presente anche nei centri minori, è stato mutuato anche da suonatori di strumenti tipicamente pastorali, come i flauti di canna. In questo tipo di orchestrine possono inoltre essere coinvolti strumenti più marcatamente rurali, come appunto il flauto di canna ma anche il tamburello (tammureddu) e lo scacciapensieri (marranzanu). Non di rado i componenti di questi gruppi strumentali sono veri e propri virtuosi che praticano repertori solisti. Flauti di canna, zampogne e tamburelli sono i tipici strumenti dell’organico comunemente impiegato per accompagnare i balli in ambiente contadino».
Vi sono in Sicilia diversi modelli di flauto che si diversificano per dimensioni e numero di fori digitali. Nella Sicilia centro-occidentale è più comune il tipo con sei fori anteriori e uno solo posteriore, quello più diffuso invece nell’area del messinese e in generale dei peloritani è quello con sette fori anteriori e due posteriori. Più rari sono quelli con sei fori anteriori e uno solo posteriore mentre altre possibilità sono 3+1, 4+1, 5+1, 8+2. Le tonalità cambiano, ovviamente, in base alla lunghezza del segmento della canna usata per la costruzione del flauto.
Nell’ambito del repertorio del flauto di canna c’è da evidenziare che la jolla e il bballittu esemplificano le due tipologie formali più specificamente legate a questo tipo di strumento che, come si è detto, viene oggi genericamente impiegato per eseguire un repertorio assai ampio e spesso moderno. In realtà c’è da sottolineare che, nel gergo pastorale, il termine bballittu indica un insieme di danze con caratteristiche ritmiche differenti, come il valzer, la mazurca, la polka e la tarantella. Soltanto in fase di esecuzione si tende a specificare la tipologia di brano che si intende eseguire: «bballittu a tarantella, bballittu a valzer, bballittu a mazurca, bballittu a porca» (facendo riferimento alla suddivisione binaria o ternaria). Anche il termine sunata viene impiegato con un significato diverso rispetto a quello attribuito generalmente nella musica culta. In molti casi i pastori fanno riferimento con questo termine a una vera e propria “suite”, costituita dall’insieme di diverse forme di danza, composte ed eseguite estemporaneamente.
Nella provincia di Messina esiste inoltre il doppio flauto di canna (fràutu a paru). Lo strumento è composto da due canne di eguale misura. La destra (ritta), con quattro fori anteriori e uno posteriore, svolge funzione melodica e la sinistra (manca), con tre fori anteriori e uno posteriore, funge da accompagnamento. Questo strumento, secondo il sapere dei pastori è propedeutico all’uso della zampogna, anche se nell’area dei Monti Nebrodi acquista una più spiccata caratterizzazione stilistico-esecutiva, con un particolare uso della lingua per ottenere lo staccato nell’accompagnamento. In Sicilia sono riscontrabili altre tipologie di flauti, a esempio i “flauti a fessura interna” di terracotta, detti anche (frischi, frischitti), che riproducono figure sacre, animali oppure oggetti a cui viene applicato un “fischio” (ricavato in un beccuccio di piccole dimensioni). Questi oggetti sonori erano un tempo destinati a usi ludici e rituali connessi soprattutto al mondo infantile. Un’altra tipologia di flauto presente in Sicilia, secondo un’unica testimonianza fornita da Pitrè, è il “flauto dritto policalamo a canne chiuse” (siringa), il cui esemplare è stato ritrovato a Castroreale (Me). Questo particolare tipo di strumento è detto anche Flauto di Pan e presenta una struttura molto particolare: «Le sette canne sono strette in una canna più grande, trasversale, che si prolunga ai due lati, formando quasi due manici».
Tratto dalla tesi di Laurea di Antonio Putzu - "Il flauto di canna nel Messinese"
Università degli Studi di Palermo - Facoltà di Lettere e Filosofia - Corso di Laurea in Discipline della Musica (2006)